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Il Brasile impone cinque anni di riservatezza sui documenti del divieto di scommesse

Il Ministero della Giustizia brasiliano ha limitato l’accesso ai documenti alla base del divieto di scommesse, citando rischi per la sicurezza pubblica e la stabilità finanziaria.

Il Ministero della Giustizia brasiliano ha imposto un vincolo di riservatezza di cinque anni sui documenti utilizzati per preparare la Misura provvisoria n. 1.394, che ha vietato le scommesse e i casinò online, secondo Poder360.

L’ordine di classificazione è stato firmato il 24 settembre, un giorno prima che il presidente Luiz Inácio Lula da Silva emanasse la misura. Il governo ha successivamente richiamato quell’ordine per respingere una richiesta dei documenti preparatori presentata ai sensi della legge brasiliana sull’accesso alle informazioni. 

Il ministero cita sicurezza pubblica e rischi finanziari

Victor Oliveira Fernandes, segretario per i diritti digitali del ministero, ha giustificato la restrizione citando motivazioni previste dalla legge relative a rischi per la vita, la sicurezza o la salute della popolazione, oltre a gravi minacce alla stabilità finanziaria, economica o monetaria del paese.

Queste motivazioni figurano nell’articolo 23 della legge brasiliana sull’accesso alle informazioni. Tuttavia, citarle non spiega di per sé quali informazioni specifiche nei documenti sul divieto di scommesse potrebbero creare tali rischi.

Poder360 ha dichiarato di aver chiesto al ministero di spiegare i criteri della classificazione, senza aver ricevuto risposta al momento della pubblicazione.

Cinque anni sono il livello di classificazione più basso

La legge brasiliana prevede tre livelli di informazioni classificate. Il più basso, denominato reservada, consente restrizioni di accesso fino a cinque anni. Le categorie superiori, secreta e ultrassecreta, prevedono periodi massimi rispettivamente di 15 e 25 anni. 

La restrizione riguarda i documenti di supporto utilizzati per elaborare la misura provvisoria. Limita il controllo pubblico sul materiale alla base della decisione governativa, mentre il divieto resta oggetto di contestazioni politiche e giudiziarie.

Secondo l’articolo di Poder360 del 4 novembre, la misura doveva rimanere valida fino al 23 novembre, con la possibilità di un’ulteriore proroga di 60 giorni. Organizzazioni del settore e club calcistici ne contestavano anche la costituzionalità davanti al Supremo Tribunale Federale. 

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